La Valle dei Tamberma: visita a un luogo fiabesco, Patrimonio dell’Umanità

Dic 21, 2020 | Africa, Togo, Viaggi

Se fino ad oggi hai sempre creduto che i luoghi fiabeschi non esistessero, è perchè non hai ancora avuto la fortuna di recarti in Togo per visitare la pittoresca Valle dei Tamberma (o Koutammakou), un’area caratterizzata da infiniti baobab, arbusti e alberi di mango, in cui uomo e ambiente vivono incredibilmente in perfetta armonia. Sarò forse presuntuoso, ma se solo la vedessi, sono sicuro che te ne convinceresti!

La valle, così chiamata perchè prende il nome dall’etnia originaria del Burkina Faso che vi si rifugiò a partire dal XVII secolo per sfuggire ai rastrellamenti degli schiavi imposti dai sovrani del regno di Dahomey, in Benin, è caratterizzata dalla presenza di curiose case-fortezza, simili a castelli in minatura, sapientemente costruite a mani nude con argilla (o terriccio), acqua, legno e paglia, che le conferiscono, per l’appunto, un aspetto fiabesco. Per questo motivo, il sito fu dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2004.

la valle dei tamberma: l’abitazione tradizionale

Concepito a scopo difensivo per contrastare gli attacchi delle tribù vicine prima e le invasioni dei coloni tedeschi verso la fine del XIX secolo, il complesso abitativo tradizionale dei Tamberma, un popolo che vive essenzialmente di caccia e di agricoltura, servendosi delle risorse che offre loro l’habitat in cui vivono, è denominato tata (o takyenta). Mente agli uomini spetta il compito di innalzare i muri, alle donne tocca la gravosa incombenza di recupero dell’acqua e del terriccio necessari a creare l’impasto. Alla faccia dell’equa ripartizioni dei compiti e delle fatiche!

La struttura, disposta su due piani, consta di torri collegate tra loro da un muro interrotto da un ingresso che in origine veniva utilizzato per intrappolare e uccidere il nemico. Il piano terra è adibito ad area di ristoro per gli animali, mentre al piano superiore, raggiungibile tramite una scala interna, ci sono la cucina e le stanze.

Le torri, ricoperte di paglia, fungono da magazzino per lo stoccaggio di miglio, mais e sorgo, un cereale di uso antico. Così come gli amuleti e i feticci appesi alle pareti delle case proteggono l’abitazione dagli spiriti maligni e sono tipici di chi, come i Tamberma, è di chiara fede animista.

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La tipica tata o takyenta

Visitare i Tamberma, infatti, significa entrare in contatto con una realtà dagli usi, costumi e tradizioni ancestrali, la cui concezione di realtà non si limita al solo mondo dei vivi, ma viene estesa agli spiriti, ai defunti e agli antenati. Benchè l’avvento del turismo e i piccoli proventi in denaro derivanti dalle fotografie a loro scattate dai turisti ne stiano gradualmente mercificando le abitudini, i tamberma fanno di tutto per conservare una propria identità.

Non è raro, infatti, vedere donne indossare dei copricapi con corna di antilope durante balli, feste e cerimonie o sentirsi raccontare dai villageois di come un figlio, pronto a sposarsi ed ad uscire di casa, debba scoccare una freccia e attendere che la stessa si conficchi a terra per determinare quale sarà il luogo di costruzione della sua nuova dimora.

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Una donna tamberma
  • La Valle dei Tamberma è visitabile con l’ausilio di una guida locale al costo di 5.000 FCFA (8,00 euro circa).

COME RAGGIUNGERE LA VALLE DEI TAMBERMA

Per visitare la Valle dei Tambema è necessario raggiungere il villaggio di Nadoba, celebre per il suo mercato, animato dalle venditrici di tchoukoutou, un’ottima birra al miglio, oppure Kandé, una cittadina situata a 50 km da Kara, il capoluogo dell’omonima regione, di etnia kabyé. Chi visita la valle, giunge quasi sempre in taxi-brousse a Kara, trascorre la notte in città ed effettua l’escursione, in giornata, l’indomani. Di sistemazioni per la notte, a Kara, ce ne sono a bizzeffe, tutte o quasi con prezzi più che abbordabili.

Ma se raggiungere la valle dai luoghi posti nelle sue vicinanze è relativamente semplice e veloce, lo stesso non si può dire se è da Lomé che si deve partire. I 450 km che separano le due estremità, infatti, non solo sono abissali, ma comportano un grosso dispendio di energie psicofisiche, non sempre facili da digerire nell’immediato. Ed io, di questo, ne so qualcosa!

Le nove ore di viaggio che mi sono dovuto sorbire per raggiungerla, partendo dalla gare-routiere di Lomè, pigiato come una sardina e con le ginocchia in gola, ne sono la sua testimonianza concreta.

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Il tetto di paglia dell’abitazione dei Tamberma

cosa visitare nei dintorni: Kara e sarakawa

Distante solo alcuni chilometri da Pya, il villaggio natale dell’ex presidente Eyadéma Gnassingbé, sorge Kara, una città ideata e progettata dai tedeschi che sebbene non desti grande interesse dal punto di vista turistico merita di essere menzionata per il Festival di Evala, un evento culturale alquanto folkloristico che ha luogo proprio qui le prime due settimane di luglio. Lo sai di cosa si tratta?

L’Evala è una lotta rituale tradizionale simile al wrestling, accompagnata da canti e balli, attraverso la quale viene sancito il passaggio del giovane maschio di etnia kabyè all’età adulta. L’evento vede protagonisti giovani combattenti di età compresa tra i 18 e i 20 anni, cosparsi di polvere bianca e suddivisi in squadre da cinque lottatori ciascuna, il cui unico scopo è di rovesciare a terra l’avversario. Io, purtroppo, avendo visitato il Paese nei primi tre mesi dell’anno, l’ho ammirato in cartolina.

Alcuni lotttari Evala – PhotoCredits @Max McClure

Ciò che invece desta interesse e ti consiglio di visitare, sono i suoi dintorni. A 25 km a a nord-ovest di Kara, sorge Sarakawa, il villaggio in cui giaciono i resti dell’aereo caduto in seguito al disastroso incidente avvenuto nel 1974, nel quale persero la vita tre delle quattro persone che erano a bordo. L’unico superstite, miracolosamente illeso, fu l’ex presidente Eyadéma, al quale, a seguito dell’accaduto, il governo togolese decise di erigere una statua che lo ritrae con un dito della mano puntato in direzione del punto esatto in cui l’aereo precipitò. E non è tutto.

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I resti delll’aereo precipitato nell’incidente del 1974

Poco lontano, infatti, si trova il Parco Sarakawa, l’antica riserva di caccia del Presidente Gnassingbé. Aperto al pubblico ormai da alcuni anni, il parco occupa un’area di 600 ettari che ospita zebre, antilopi, bufali, struzzi, tartarughe e alcune specie animali provenienti dal Sud Africa.

Quando decisi di visitarlo, l’unico mezzo di trasporto che mi avrebbe consentito di farlo – una vecchia jeep parcheggiata proprio all’entrata del parco – guarda caso, era drasticamente in panne. A quel punto, pur di testimoniare ad ogni costo la mia inpercettibile presenza e ritenermi fintamente soddisfatto, fotografai tutto ciò che si trovava a portata di mano: una tartaruga gigante e alcuni struzzi. In effetti non avevo altr scelta! Beh, spero che almeno tu, qualora volessi seguire le mie orme, sia deciamente più fortunato/a!

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La tartaruga gigante
Gli struzzi
  • Il costo di entrata al Parco Sarakawa è di 5.000 FCFA ed è visitabile a bordo di un 4×4, con l’ausilio di una guida locale.

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Mi chiamo Simone Gentilini e sono un bolognese DOC nato nel novembre del 1974. Il 4 per essere precisi, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze armate, quella che un tempo era una festa sentita ma oggi un giorno qualsiasi presente sul calendario.
Nella vita svolgo un fricandò di attività che, seppur con qualche affanno di troppo, mi consentono di vivere la mia vita in maniera dignitosa.
Sono un operatore socio sanitario, un insegnante di lingue straniere e un accompagnatore turistico.

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