Cosa vedere a Lomé, nel cuore della Regione marittima, In 2 giorni

Giu 5, 2020 | Africa, Togo, Viaggi

Caro viaggiatore, se sei giunto su questa pagina, molto probabilmente è perchè dopo che hai letto il post sulla mia esperienza di tre settimane in una famiglia della capitale – se non lo hai ancora fatto, affrettati – ti sei prima incuriosito e poi interrogato su cosa vedere a Lomé e quanto tempo dedicare alla sua visita. Giusto? Bene!

Se dunque vuoi saperne di più, qui troverai alcuni suggerimenti utili su cosa vedere in città e nei suoi dintorni in due giorni, il lasso di tempo che ritengo utile per entrare in sintonia, seppure in maniera un pò frenetica, con la Regione Marittima, il cuore pulsante del Paese. Spero proprio possano esserti d’aiuto qualora tu decida di avventurarti da quelle parti, cosa che ti auguro!

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1.1 Il grand Marchè

Fondata dagli Ewe nel’700, Lomé è una città caratterizzata da numerosi viali trafficati, ampie rotonde, piazze ed edifici che ospitano banche, uffici, alberghi di lusso e istituzioni governative. Ma è soprattutto il centro amministrativo e industriale del Paese, nonché la sede di un grande porto.

A ridosso del centro, a pochi passi da Boulevard de la Republique, il lungomare che separa l’agglomerato urbano dal Golfo di Guinea, tra gli stretti vicoli del quartiere di Assigamé si fa largo il Grand Marché, l’attrazione di maggior richiamo della città. Sviluppatosi all’interno di un edificio costruito negli anni’60, tuttora occupato dalle nana-benz, le donne d’affari togolesi attorno alle quali ruota la vendita dei tessuti utilizzati per confezionare gli abiti, Il Grand Marchè si è ormai esteso attorno all’area che ospita la Cattedrale del Sacro Cuore, un edificio in stile gotico dai colori bianco e rosso la cui costruzione, risalente ai primi del’900, rievoca il periodo della colonizzazione tedesca.

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Statuine in legno, piccoli strumenti musicali e altri manufatti esposti in una bancarella al Grand Marché

Avvolto in una giungla di odori nauseabondi, voci frastornanti e suoni del djembé riprodotti da mani esperte, il mercato è sempre preso d’assalto da un numero incalcolabile di persone. Con la scusa di fare la spesa, tutti o quasi vi si recano per perdersi in chiacchiere o in inutili pettegolezzi con conoscenti e amici. Eppure una ragione valida per la quale visitarlo ci sarà, non ti pare?

Il motivo è infatti rappresentato dalle decine e decine di allettanti bancarelle che lo compongono, tutte strabordanti di merce di ogni tipo e forma, che spazia dai generi alimentari ai capi d’abbigliamento, dai souvenir ai cosmetici naturali, dai gioielli a basso costo alla tecnologia più spicciola. II fiore all’occhiello del mercato, però, sono i batik, dei rettangoli di stoffa dai colori sgargianti sui quali, dipinte a mano, sono raffigurate scene di vita quotidiana e i pagnes, degli abiti leggeri che vengono utilizzati come gonna o turbante.

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I pagnes – PhotoCredits @Africanway

Dunque, se vuoi immergerti nel caos più totale, non devi far altro che mescolarti alla gente e iniziare a curiosare qua e là, in attesa che venditori ambulanti goliardici, dotati di un’instancabile parlantina, e per questo capaci di rifilarti mercanzia cinese spacciata per “made in Africa”, ti si avvicinino con l’intenzione di dare vita a snervanti contrattazioni che il più delle volte si concludono con un “nulla di fatto”.

Tuttavia, nel caso ti stancassi del rumore provocato dalla folla, puoi allontanarti e raggiungere la vicina e quieta Place de l’Independence, la piazza che ospita l’omonimo monumento eretto in ricordo dell’indipendenza ottenuta dalla Francia, nel 1960. Lì, finalmente, sono sicuro che troverai un pò di pace.

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Place de l’Indipendence

1.2 il porto

Sono solo quindici i minuti in moto-taxi che separano il Grand-Marchè dal porto di Lomé, un luogo dove ogni giorno, sin dalle prime ore del mattino, un congruo numero di infaticabili pescatori vi si riversa per mettere in vendita il pescato fresco. Le donne del posto e i ristoratori si accalcano per acquistarne in quantità, salvo poi rivenderle nei mercati della zona o cucinarli – quasi sempre alla griglia – ai propri clienti.

Animato da buffe negoziazioni che vedono coinvolti anche i turisti di passaggio, incuriositi dalla varietà e dall’abbondanza di pesce catturato, il porto di Lomé è da inserire nella lista delle cose che devi assolutamente vedere nella capitale. Mi raccomando!

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Il porto di Lomé – PhotoCredits @Godong
  • Per accedere al mercato è previsto un costo di entrata pari a 1.000 FCFA (circa 2 euro).

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2.1 Il Mercato dei Feticci

Se credi però che il Grand Marché sia l’unico mercato in cui avrai modo di dare libero sfogo al portafogli o di curiosare tra oggetti che non avevi mai visto prima d’ora, ti avverto che nel sobborgo di Akodessewa, Lomé ospita il Mercato dei Feticci più grande del mondo, un luogo stravagante in cui è possibile ammirare un numero spropositato di teste essiccate di scimmie, coccodrilli, cani, antilopi e pelli di serpenti. Si tratta dei cosiddetti feticci, ovvero di oggetti rivestiti di sacralità che vengono utilizzati per compiere i riti vudù. Hai mai sentito parlare di questo genere di riti?

Associati erroneamente alla magia nera, i riti vudù sono parte integrante della religione vudù, un insieme di credenze e di riti dai caratteri esoterici nato in Benin e diffusosi anche in diversi territori degli Stati Uniti. Ma proviamo a vedere insieme di cosa si tratta e come, a grandi linee, questi riti si svolgono.

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Feticci al Mercato di Akodessewa – PhotoCredits @Africanway

Colui il quale si sottopone alla pratica di un rituale vudù è una persona affetta da problemi di salute o alle prese con difficoltà economiche o di concepimento di un figlio. Con l’intento di trovare una soluzione ai propri grattacapi, la stessa si rivolge ad un sedicente sacerdote-guaritore, l’unico soggetto in grado di esaudire, stando alle dicerie, la sua richiesta di aiuto.

Per compiere il rito, la procedura vuole che il sacerdote incida dei tagli sulla schiena o sul petto del malato, individui il feticcio più appropriato alla risoluzione del problema, lo trituri, lo mischi alle erbe medicinali e infine lo metta sul fuoco in modo tale che il tutto si riduca ad una polvere curativa che verrà prima spalmata sulla schiena, poi all’interno delle ferite.

Ricordo che il giorno in cui mi recai al mercato, il mio amico Didier mi persuase ad acquistare un amuleto portafortuna. Beh, lo sai che a distanza di alcuni anni sono ancora in attesa dei suoi presunti effeti benefici?

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Oggetti e manufatti utilizzati per i riti vudù – PhotoCredits @Africanway

2.2 Togoville

Situata a 50 km da Lomé e una manciata dall’Oceano Atlantico sorge, affacciata sulla sponda settentrionale del Lago Togo, la tranquilla cittadina di Togoville, meta ideale per un’escursione in giornata lontano dal continuo trambusto inferto dalla capitale.

Raggiungibile su strada o a bordo di una piroga, un’imbarcazione a remi in legno simile ad una canoa, Togoville possiede un passato storico di tutto rispetto. Fu qui, infatti, nel 1884, che l’esploratore tedesco Gustav Nachtigal stipulò, con il Re Mlapa III, un trattato di pace che decretò la sovranità della Germania sui territori circostanti, che da quel momento in poi presero il nome di Togoland.

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Una piroga sovraffollata in navigazione sul Lago Togo

Disseminata di feticci che attestano la presenza della religione vudù, Togoville ospita un importante Centro Artigianale e il Santuario dedicato alla Vergine Maria, un edificio che fu fatto costruire dai tedeschi nel 1910, nel punto esatto in cui si dice che la stessa apparve ad una ragazza del luogo nel 1970. Un evento questo, che spinse l’allora Papa Giovanni Paolo II a recarsi in Togo per visitare la cattedrale e celebrare per la prima volta la messa dinnanzi ad un popolo di “fede” animista.

Il ricordo più bello che ho dell’escursione a Togoville, è legato all’amicizia nata con Antoinette, un’intraprendente signora togolese che nel suo Paese gestisce un’associazione di volontariato insieme al marito Rodolfo, un infermiere di origine venete in pensione. Quando seppi che risiedono a Imola, un comune della città metropolitana di Bologna, situato a 40 minuti da dove risiedo io, pensai sbalordito a com’è piccolo il mondo. Dopotuto, chi trova un amico, anche se un pò fuori mano, trova pur sempre un tesoro!

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L’amico Didier all’interno del santuario di Togoville

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Mi chiamo Simone Gentilini e sono un bolognese DOC nato nel novembre del 1974. Il 4 per essere precisi, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze armate, quella che un tempo era una festa sentita ma oggi un giorno qualsiasi presente sul calendario.
Nella vita svolgo un fricandò di attività che, seppur con qualche affanno di troppo, mi consentono di vivere la mia vita in maniera dignitosa.
Sono un operatore socio sanitario, un insegnante di lingue straniere e un accompagnatore turistico.

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